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Salvatore Failla e Fausto Piano, i martiri italiani uccisi in Libia per garantire un futuro migliore alle proprie famiglie

Salvatore Failla e Fausto Piano, i martiri italiani uccisi in Libia per garantire un futuro migliore alle proprie famiglie

Un martire che da tre anni lavorava in Libia lontano da casa per garantire alla propria famiglia un presente ed un futuro. E’ questa la storia di Salvatore Failla, 47enne di Carlentini, uno dei quattro dipendenti della società di costruzioni “Bonatti” rapiti in Libia a luglio 2015, ucciso insieme al collega Fausto Piano nella regione di Sabrata. Salvatore Failla, mio sfortunato conterraneo, è uno dei tanti eroi italiani che ha messo a rischio la propria vita pur di garantire benessere alla propria famiglia, uno di quei tanti eroi di cui si parla, purtroppo, solo quando la loro vita viene spezzata in maniera tragica.

In queste ore si stanno svolgendo i suoi funerali nella chiesa di Santa Tecla a Carlentini. Ieri sera alle 23.30 la salma di Failla è arrivata in paese, accompagnata dai familiari, la moglie Rosalba con le figlie Eva ed Erica, ed i genitori Natale e Pina, che si erano recati a Roma. La moglie di Failla ha chiesto espressamente che i funerali si svolgessero oggi in forma privata. Dalle 9.30 in chiesa è stato un continuo via vai di amici e conoscenti, in attesa del rito funebre delle 15.30, presieduto dall’arcivescovo Salvatore Pappalardo. Il sindaco di Carlentini, Giuseppe Basso, ha proclamato per oggi il lutto cittadino, invitando i commercianti a sospendere per un minuto la propria attività durante i funerali in segno di cordoglio.

Padre di due ragazze di 22 e 12 anni, saldatore specializzato, Salvatore Failla spesso era costretto a lunghe trasferte all’estero per il suo lavoro. L’operaio che da diversi anni lavorava per la Bonatti; prima di recarsi in Libia era stato impegnato in un altro cantiere in Tunisia. Rispondendo sul suo profilo Facebook ad un amico che gli chiedeva se non fosse impaurito a stare in Libia, Failla scriveva così: “qualche scontro c’è stato, ma dopo 3 anni ci ho fatto il callo”. Sui motivi che lo spingevano a restare nel Paese africano l’uomo, padre di due ragazze di 22 e 12 anni scriveva: “il lavoro me lo faccio piacere per forza, la famiglia bisogna pure camparla e mi dà modo di togliermi qualche sfizio“.

Salvatore Failla era uno dei quattro italiani sono stati rapiti a Mellitah, vicino a Tripoli, circa otto mesi fa. Lo stesso suo tragico destino è toccato al collega Fausto Piano, tecnico 60enne di Capoterra (Cagliari). Dopo una vacanza trascorsa a casa nei primi giorni del luglio 2015, Piano era ripartito per andare a lavorare in Libia, presso la Bonatti, la società di costruzioni che opera sui metanodotti nelle vicinanze del compound dell’Eni. Piano – due figli grandi – da molti anni lavorava all’estero come “trasfertista”.

Gli altri loro due colleghi, Gino Pollicardo e Filippo Calcagno, sono accanto ai colleghi scomparsi: il primo a Capoterra, il secondo a Carlentini. E’ l’Italia intera che in questo triste giorno di cordoglio si stringe attorno alle famiglie ed agli amici delle vittime, ed a tutti coloro che decidono di vivere lontani dalla propria famiglia in luoghi di guerra per garantire ai propri cari, proprio come Salvatore Failla, un presente ed un futuro migliore.

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