ITALIA PERBENE

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Il coraggio di dire no di Franca Viola

Il coraggio di dire no di Franca Viola

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta dei piccoli grandi eroi della storia d’Italia e della nostra società contemporanea raccontandovi la storia di Franca Viola di Alcamo, in provincia di Trapani, passata alla storia per essere stata la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore. Con questo suo gesto coraggioso, Franca Viola è diventata simbolo della crescita civile dell’Italia nel secondo dopoguerra e dell’emancipazione delle donne italiane.

Franca Viola nasce il 9 gennaio 1947 ad Alcamo. All’età di quindici anni, con il consenso dei genitori, Franca si fidanza con Filippo Melodia, nipote di un noto mafioso locale e membro di una famiglia benestante. Dato che Filippo viene accusato di furto e appartenenza a banda mafiosa, il padre di Franca decide di rompere il fidanzamento. Due anni dopo Franca fu rapita da Melodia, che agì con l’aiuto di dodici amici. La ragazza fu violentata e quindi segregata per otto giorni in un casolare al di fuori del paese e poi in casa della sorella di Melodia ad Alcamo stessa. Il giorno di Capodanno, il padre della ragazza fu contattato dai parenti di Melodia per la cosiddetta “paciata”, ovvero per un incontro volto a mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e far accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani. Il padre e la madre di Franca, d’accordo con la polizia, finsero di accettare le nozze riparatrici e addirittura il fatto che Franca dovesse rimanere presso l’abitazione di Filippo, ma il giorno successivo, 2 gennaio 1966 la polizia intervenne all’alba facendo irruzione nell’abitazione, liberando Franca ed arrestando Melodia ed i suoi complici.

Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda, ossia non più vergine, avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l’onore suo e quello familiare. In caso contrario sarebbe rimasta zitella, additata come “donna svergognata”. Perfino il codice penale dell’epoca suggeriva delle nozze riparatrici, che avrebbero estinto il reato attraverso il matrimonio dell’aggressore con la vittima. Sfidando le voci e le minacce, Franca Viola sceglie di agire diversamente e trova il coraggio di denunciare l’episodio. Alla fine la giustizia le dà ragione, infliggendo ai suoi aggressori una dura condanna. Il suo caso fa scalpore e segna un passo in avanti verso il rispetto dei diritti delle donne.

Il caso sollevò in Italia forti polemiche divenendo oggetto di numerose interpellanze parlamentari. Durante il processo che seguì, la difesa tentò invano di screditare la ragazza, sostenendo che fosse consenziente alla cosiddetta “fuitina”, un gesto che avrebbe avuto lo scopo di ottenere il consenso al matrimonio e mettere la propria famiglia di fronte al fatto. Filippo Melodia fu condannato a 11 anni di carcere, ridotti a 10 con l’aggiunta di 2 anni di soggiorno obbligato nei pressi di Modena.

Da quel giorno in poi, Franca Viola è diventata non solo in Sicilia, ma in tutt’Italia un simbolo di libertà e dignità per tutte quelle donne che dopo di lei avrebbero subito le medesime violenze e ricevettero, dal suo esempio, il coraggio di “dire no” e rifiutare il matrimonio riparatore. Nel 1968 Franca Viola si sposò con il giovane compaesano amico d’infanzia Giuseppe Ruisi, ragioniere, che insistette nel volerla sposare, nonostante lei cercasse di distoglierlo dal proposito per timore di rappresaglie.

La norma invocata a propria discolpa dall’aggressore, l’articolo 544 del codice penale, è stata abrogata con la legge 442, emanata il 5 agosto 1981 a sedici anni di distanza dal rapimento di Viola, e solamente nel 1996 lo stupro sarà legalmente riconosciuto in Italia non più come un reato “contro la morale”, bensì come un reato “contro la persona”.

Una storia significativa, che ha ispirato il cinema e la letteratura. Il regista Damiano Damiani, nel 1970, realizzò il film La moglie più bella, ispirato alla vicenda e interpretato da un’esordiente e giovanissima Ornella Muti e il cantautore Otello Profazio le dedica la canzone “La Regina senza Re”. La scrittrice Beatrice Monroy ha raccontato nel 2012 la sua vicenda nel libro Niente ci fu (ed. La Meridiana), opera rinnegata però dalla stessa Franca Viola.

Oggi Franca Viola ha due figli e una nipote e vive ad Alcamo, lontano dai riflettori. L’8 marzo 2014, in occasione della festa della donna, Franca Viola è stata insignita al Quirinale dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la motivazione: “Per il coraggioso gesto di rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’emancipazione delle donne nel nostro Paese”. Siamo riusciti a raggiungerla e parlarci, ma non ha voluto rilasciare nuove dichiarazioni in merito alla sua storia. D’altronde, come ha affermato lei stessa in una delle ultime, e rare, interviste rilasciate, il suo “non fu un gesto coraggioso. Ho fatto solo quello che mi sentivo di fare, come farebbe oggi una qualsiasi ragazza: ho ascoltato il mio cuore, il resto è venuto da sé. Oggi consiglio ai giovani di seguire i loro sentimenti; non è difficile. Io l’ho fatto in una Sicilia molto diversa; loro possono farlo guardando semplicemente nei loro cuori.” Questa è Franca Viola, uno dei simboli silenziosi ma più significativi dell’Italia perbene.

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