ITALIA PERBENE

Saro Trovato

Giulio Regeni: un libro che non avrà mai il finale che una storia del genere merita

Giulio Regeni: un libro che non avrà mai il finale che una storia del genere merita

La storia di Giulio Regeni è degna di un libro. Potrebbe essere un giallo o secondo noi più una spy-story. Una sola cosa è certa: un ragazzo è stato trovato morto, in circostanze non chiare, in Egitto. La famiglia e gli italiani non possono accettare di non conoscere la verità, anche se noi siamo convinti che non sarà mai fatta piena luce sulla   sua morte.

Un giovane brillante, Giulio Regeni, studente italiano di 28 anni, è “misteriosamente” scomparso la sera del 25 gennaio nel centro del Cairo. E’ originario di Fiumicello (Udine), un comune della Bassa friulana. Dopo il liceo Petrarca di Trieste, ha frequentato il Collegio del Mondo unito di Duino – a 17 anni era già studente nella sede del New Mexico, sud-ovest degli Usa – per poi trasferirsi a Cambridge, per un dottorato di ricerca.

E’ appassionato di studi sul Medio Oriente, nel 2012 e nel 2013 vinse due premi al concorso internazionale “Europa e giovani”, promosso dall’Istituto regionale per gli studi europei. Era al Cairo da settembre 2015 per sviluppare una tesi sull’economia egiziana. Le tracce del ricercatore italiano si sono perse a El Dokki, un centrale quartiere di Giza, città sulla sponda ovest del Nilo che fa parte dell’area metropolitana del Cairo.

Nel giorno in cui è scomparso, al Cairo come in diverse altre città egiziane si erano svolte diverse manifestazioni per il quinto anniversario della rivoluzione che nel 2011 depose il presidente Hosni Mubarak, aprendo la strada alla conquista del potere da parte dei Fratelli Musulmani, che dopo un anno e mezzo furono però destituiti e messi fuorilegge dal nuovo regime del generale Sisi. In tutto il Paese le forze dell’ordine hanno arrestato 75 persone, presunti membri della Fratellanza, per “incitamento alla violenza e disordini”. Di queste, una trentina sono state fermate nella capitale.

Da quel giorno la famiglia, gli amici, la rete si mobilitano alla ricerca di Giulio fino a quando lo scorso 3 febbraio viene ritrovato il corpo a ridosso dell’autostrada che collega Il Cairo con Alessandria d’Egitto. Il giovane è riverso oltre una barriera di cemento alta un metro che fa da guardrail, in un luogo a 26 chilometri dal centro e in un punto dove non ci sono attraversamenti e non si vedono pedoni.

La polizia afferma di avere ritrovato il cadavere dopo la segnalazione di un passante. La prima ipotesi viene presentata ai media: si tratta di un incidente automobilistico. Ma non ci sono tracce né di brusche frenate, né di vetri, né di sangue, né di ripulitura nello spesso strato di polvere mista a rifiuti che ricopre tutto.

Da quel giorno inizia il vero giallo sulla sua morte. Le autorità egiziane non sembrano far chiarezza, ma soprattutto non sembrano voler collaborare. Anzi, si cerca in tutti i modi di impedire il reale svolgimento delle indagini da parte degli inquirenti italiani. Anche i media sono sul campo tutti i giorni, manifestando di non voler abbassare l’attenzione su cosa sia successo al nostro connazionale.

Certo è che Giulio Regeni scriveva per Il Manifesto dal Cairo sotto pseudonimo. Articoli che raccontavano del regime e dell’opposizione ad Al-Sisi, della disoccupazione e degli effetti della crisi sulla società egiziana. Preferiva non firmare gli articoli temendo per la sua incolumità. Lui era un ricercatore interessato a capire «andando sul campo, di persona, a verificare».

Da parte nostra siamo convinti che non ci sarà mai la piena verità per la morte di Regeni, malgrado le forze in campo italiane stiano realmente manifestando di voler fare chiarezza. Esistono interessi economici tra i due Paesi (circa 5 miliardi di euro) che non possono essere messi in dubbio solo per la morte di un semplice Dottorando. Una storia già vista, quella delle vittime che possono essere sacrificate in nome di interessi più alti.

Ciò non significa, sia chiaro, che le autorità e la politica italiana non si stiano prodigando per scoprire la verità. Più semplicemente, questo è molto più difficile quando si tratta di Regimi Autoritari, come nel caso di quello egiziano. Questo dovrebbe far riflettere il nostro Paese e in genere l’Europa: non è ammissibile avere relazioni con le dittature e i Paesi che non hanno una vera democrazia. La conseguenza è che indirettamente anche noi diventiamo complici della brutalità violenta e molte volte assassina.

Ci dispiace quindi per la famiglia di Giulio, per i suoi amici, per tutte le persone che gli volevano un gran bene, perché continueranno a leggere le pagine di un libro che non avrà mai il finale che una storia del genere merita.

 

Saro Trovato

© Riproduzione Riservata
Tags

Saro Trovato

Un blog che vuole raccontare le gesta di quei piccoli o grandi eroi della storia d’Italia e/o della nostra società contemporanea, i quali con il loro sacrificio hanno contribuito a rivoluzionare il nostro Paese in modo positivo. Un blog che vuole dar voce e raccogliere tutte quelle iniziative, leggi, opere culturali, storiche e di stretta attualità, realizzate con un comune spirito: denunciare i soprusi e non accettare le malefatte dei potenti nei riguardi dei più deboli. Storie, azioni e personaggi che hanno contribuito, anche se molte volte senza una voluta strategia, a costruire il cambiamento e in ogni caso a sollecitare la coscienza sociale.

Utenti online